Il Thrilla in Manila

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Pubblicato il 12 Febbraio 2026 | Tempo di lettura: 12 min

Il 1° ottobre 1975, a Quezon City, nei pressi di Manila, nelle Filippine, si consumò quello che molti storici e appassionati definiscono non solo il più grande incontro di boxe di tutti i tempi, ma il più brutale, drammatico e psicologicamente devastante confronto sportivo del ventesimo secolo. Muhammad Ali contro Joe Frazier, terzo capitolo.

L'antefatto: Un'odio viscerale

La rivalità tra Ali e Frazier non era una semplice questione di cinture o di supremazia tecnica. Era diventata personale, politica e quasi ancestrale. Frazier aveva aiutato Ali durante gli anni del suo esilio forzato dal ring per il rifiuto di andare in Vietnam, prestandogli denaro e intercedendo presso il presidente Nixon. Tuttavia, al suo ritorno, Ali lo ripagò etichettandolo come un "Zio Tom", un traditore della propria razza e uno strumento dell'establishment bianco. Questa fu la ferita che Frazier non rimarginò mai.

Dopo la vittoria di Frazier nel "Match del Secolo" nel 1971 e la rivincita di Ali nel 1974, il bilancio era in parità: 1-1. Manila sarebbe stata la "bella", lo spareggio definitivo per stabilire chi fosse il vero Re dei pesi massimi.

Lo sapevi? Il match fu programmato per le 10:45 del mattino a Manila per accomodare il pubblico americano in prima serata tramite il segnale satellitare della HBO, allora una tecnologia pionieristica.

Il Caldo Infernale di Manila

Uno dei protagonisti silenziosi e letali dell'incontro fu il clima. All'interno dell'Araneta Coliseum, sotto le luci accecanti della televisione e con oltre 25.000 spettatori accalcati, la temperatura percepita superava i 40 gradi centigradi con un'umidità soffocante. Muhammad Ali dichiarò in seguito: "Non ho mai sentito un caldo simile in vita mia. Era come essere chiusi in un forno acceso".

Fin dal primo round, Ali cercò di intimidire Frazier. Iniziò colpendo duro e veloce, sperando in un knockout rapido. Ali sapeva che se l'incontro fosse andato per le lunghe, la resistenza leggendaria di "Smokin' Joe" sarebbe diventata un problema insormontabile. Ma Frazier, alimentato da un odio puro e concentrato, incassò colpi che avrebbero abbattuto un toro e continuò ad avanzare, round dopo round.

La Metà dell'Incontro: Il Ritorno di Joe

Dal quinto al decimo round, Frazier prese il controllo. Il suo iconico gancio sinistro iniziò a trovare il volto e il corpo di Ali con una regolarità spaventosa. Ali fu costretto alle corde, cercando di utilizzare la tattica del "rope-a-dope" che aveva funzionato contro George Foreman l'anno precedente a Kinshasa. Ma Frazier non era Foreman; Joe colpiva incessantemente le braccia e i fianchi, costringendo Ali a subire un'usura fisica inimmaginabile.

Al decimo round, Ali era esausto. Si dice che nel suo angolo abbia sussurrato al suo allenatore Angelo Dundee: "Questo è ciò che si prova quando si sta per morire". Tuttavia, Ali trovò una riserva di energia spirituale che ancora oggi sfida la spiegazione scientifica.

Il Finale Drammatico: L'uomo che non voleva cedere

Tra l'undicesimo e il quattordicesimo round, l'inerzia cambiò di nuovo. Ali, con un ultimo sforzo sovrumano, iniziò a bersagliare Frazier con serie ritmiche di destri. Il volto di Frazier era una maschera di sangue e gonfiore; il suo occhio sinistro era completamente chiuso e il destro stava seguendo la stessa sorte. Joe era tecnicamente cieco sul ring, eppure continuava a colpire Ali a memoria, guidato solo dal suono del respiro del suo avversario.

Alla fine del quattordicesimo round, la scena negli angoli fu leggendaria. Angelo Dundee incitava Ali a uscire per l'ultimo round. Dall'altra parte, Eddie Futch, lo storico allenatore di Frazier, guardò il suo pugile e vide un uomo che stava rischiando la vita. Nonostante Frazier implorasse di continuare, Futch mise una mano sulla sua spalla e disse: "Siediti, Joe. È finita. Nessuno dimenticherà mai quello che hai fatto oggi".

L'Eredità: Vittoria e Distruzione

Ali vinse per KO tecnico al 15° round, ma non ebbe la forza di esultare. Crollò sul tappeto subito dopo l'annuncio. In seguito avrebbe ammesso che Frazier era stato il pugile più grande che avesse mai affrontato, definendolo "l'uomo più duro del mondo dopo di me".

Entrambi i pugili lasciarono un pezzo della loro anima e della loro salute in quel ring a Manila. Frazier non fu mai più lo stesso, perdendo gran parte della sua ferocia nei match successivi. Ali iniziò a mostrare i primi segni del declino fisico che lo avrebbe portato alla battaglia contro il Parkinson. Il Thrilla in Manila rimane il testamento ultimo della volontà umana, un evento sportivo che ha trasceso la boxe per diventare un'epopea greca moderna.

Conclusioni

WikiSportStory celebra Muhammad Ali e Joe Frazier non solo come atleti, ma come simboli di un'epoca in cui lo sport era il palcoscenico dei grandi cambiamenti sociali. Manila non fu solo boxe; fu il culmine di una trilogia che ha definito cosa significhi essere un campione.